LE ASSOCIAZIONI TORO MIO, APAMILAN E MYROMA LANCIANO IL COMITATO “NELLE ORIGINI IL FUTURO” INIZIATIVA PER LO SVILUPPO DELL’ AZIONARIATO DIFFUSO IN TUTTO LO SPORT ITALIANO

Nasce NOIF il comitato aperto fondato da ToroMio, APA Milan e MyRoma per lo sviluppo ed il riconoscimento legale dell’azionariato diffuso in tutte le società sportive italiane 

ToroMio, APA Milan e MyRoma - associazioni di tifosi di tre delle squadre più importanti del panorama calcistico italiano per tradizione e numero di vittorie – danno vita ad un comitato, aperto ad altre associazioni di tifosi, che si opererà per lo sviluppo ed il riconoscimento legale dell’azionariato diffuso per le società sportive italiane, attraverso un apposito disegno di legge e una serie di azioni da intraprendere congiuntamente.

L’adesione al Comitato “Nelle origini il futuro” è libera per le associazioni di tifosi che abbiano intrapreso un percorso di azionariato diffuso all’interno delle loro squadre ma anche a chi volesse farlo e fosse in cerca della soluzione migliore per attuarlo. Il Comitato è altresì aperto, come si legge nel suo atto costitutivo, a “persone fisiche, enti od associazioni - che ne condividano gli obiettivi ed intendono promuovere la conoscenza, la diffusione tra i cittadini e l’approvazione da parte del Parlamento della Repubblica, del disegno di legge dianzi citato”.

Seguendo l’esempio di molte grandi società sportive europee che, pur avendo risultati sportivi importantissimi, hanno aperto le porte ai propri tifosi radicando ancor più la propria presenza sul territorio. Perché in fondo è semplice: chi ama la propria squadra è una grande risorsa per il club e chi ha saputo usare la sua energia ha ottenuto risultati formidabili sia sul piano sportivo che su quello economico.

La conferenza stampa di presentazione del comitato si terrà sabato 23 giugno 2018 a partire dalle ore 12,00 presso l’Auditorium Calamandrei in Via Correggio 43 a Milano. A seguito della conferenza stampa, presso gli stessi locali, si svolgerà, nell’ambito della festa di Radio Rossonera, la consegna delle azioni dell’Ac Milan Spa da parte dell’Associazione Milanisti 1899 ai propri soci.

Pubblicato in Info Trust dall'Italia
Domenica, 21 Maggio 2017 12:36

Eibar, l'emozione di sentirsi coinvolti

[Articolo originariamente pubblicato nella sezione "Tifo & Repressione" di iogiocopulito.it]

Nell’estate del 2014 ho donato 50 euro all’Eibar. Nel giro di un mese il club basco doveva raccogliere l’enorme cifra di 1,7 milioni per potersi iscrivere alla Primera División, che aveva conquistato dopo due promozioni in due anni. Il motivo della disperata raccolta fondi? L’Eibar si era guadagnato la storica promozione con un capitale sociale troppo basso. Una legge mal nata e mal interpretata costringeva la società a tentare l’impresa di portare il proprio capitale sociale da 400 mila euro a 2,1 milioni nel giro di poche settimane. Poco importava che la gestione economica era stata del tutto sostenibile e trasparente: per affrontare il Real Madrid, che al tempo valeva 130 volte di più, bisognava che l’Eibar quintuplicasse il proprio capitale sociale.
 
Era la fine di una stagione storica: con un budget minimo, senza debiti, senza spendere un euro in più di quelli disponibili, la squadra basca avrebbe rappresentato la città più piccola nell’era moderna della massima serie spagnola. Si parlava di “modelo Eibar” e si rispolverava la storia di un club che dal 1940 è, assieme all’industria delle armi, il biglietto da visita di un paese di 27.000 abitanti nascosto tra le valli basche.

L’Eibar riuscì nell’impresa, grazie all’aiuto di più di 11.000 contributori da 65 paesi del mondo. Poteva per la prima volta accedere al gradino più alto del calcio iberico, dove - al contrario di qualsiasi pronostico – resiste a distanza di tre stagioni. Fui molto orgoglioso del mio piccolo contributo, perché ero (e sono) convinto che l’Eibar potesse almeno in parte dimostrare che la ricerca disperata di magnati stranieri e la cieca commercializzazione di un brand sportivo non rappresentano l’unica strada da percorrere per i club calcistici, soprattutto per quelli medio-piccoli.
 
Tuttavia, non mi resi del tutto conto che il crowdfunding a cui avevo preso parte era, in realtà, quello che viene chiamato in gergo tecnico un "equity" crowdfunding. Totalmente preso dalla causa alla quale donavo 50 euro, non avevo mai dato la giusta importanza al fatto che sarei anche divenuto proprietario di una piccola quota del club. Poco dopo, poi, ne divenni più cosciente, soprattutto quando arrivò a casa la lettera con cui l’allora presidente Alex Aranzábal certificava che con la mia azione n° 45.014 ero diventato ufficialmente co-proprietario del club.

Da quel giorno ho ricevuto regolarmente aggiornamenti via mail e posta cartacea sull’andamento sportivo, economico e societario del club. Infine, qualche giorno fa, ho trovato nella buca delle lettere una busta molto spessa. Conteneva tutto il necessario per partecipare alle elezioni per il consiglio direttivo che si terranno il 1 giugno in casa dell’Eibar, incluso il modulo per delegare il voto a distanza. Le elezioni sono una diretta conseguenza dell’allargamento della proprietà generato dalla campagna di finanziamento del 2014. L’Eibar infatti è oggi una società interamente posseduta da azionisti di minoranza, di cui circa l’80% residenti nei Paesi Baschi, il 15% nel resto della Spagna e il 5% all’estero.  
 
La busta conteneva la mia scheda elettorale e tre depliant informativi per altrettante liste di candidati, assieme a un foglio esplicativo. Il tutto rigorosamente in tre lingue: euskara, spagnolo e inglese, a sottolineare come nel club la dimensione internazionale conviva con quella iper-locale. E non è un caso che uno dei tre candidati alla presidenza, seppur con scarse speranze, sia un americano che si prefigge di rappresentare gli azionisti stranieri.

Inizialmente, aprire quella busta mi ha fatto enorme piacere. Mi sono sentito coinvolto, cercato, considerato anche se lontano. Ho donato 50 euro a una giusta causa e ora quella giusta causa mi chiede a chi voglio affidare il suo timone. Ma poi è prevalso lo sconforto. Ho pensato a quante volte la squadra per cui tifo ha chiesto la mia opinione. E non importa quale sia, perché il discorso è uguale per quasi tutte le principali squadre italiane. A occhio e croce è successo due volte: qualche anno fa ci fu un sondaggio su quale terza maglia scegliere, e poi mi pare di aver partecipato a un’indagine di mercato sullo stadio.
Ho pensato anche a quanti soldi ho speso per la mia squadra. Considerando solo abbonamenti, biglietti e merchandising, mi rendo conto che la cifra è a tre zeri, e non ho ancora capelli bianchi. Un abisso rispetto ai 50 euro che mi hanno dato diritto di voto a Eibar.
 
Certo, la comparazione è inclemente, perché anche in Liga l’Eibar è una realtà speciale. E il senso di comunità, la voglia di partecipare non si possono copiare a tavolino. Tuttavia la frustrazione provocata dal confronto tra le due situazioni rimane, così come rimane la convinzione che i tifosi, con le loro idee, le loro critiche ed il loro entusiasmo, sono la più grande risorsa non ancora sfruttata (in senso positivo) dal sistema calcio.

Valerio Curcio


Originariamente pubblicato su Io Gioco Pulito



 
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