di Emanuela Del Frate
Fonte: Le Inchieste di Repubblica

Dal Fc United alla battaglia per la nuova squadra. Così il modello di amministrazione sperimentato in Inghilterra è diventato l'ispirazione del movimento italiano

ROMA - Aspettando una riforma del sistema calcio italiano, molti gruppi di tifosi stanno da tempo lavorando per entrare a far parte attivamente della gestione delle loro squadre. L'esempio arriva dall'Inghilterra, dove, proprio come da noi, la maggior parte dei club della Premier League sono nelle mani di investitori privati. La storia più famosa è quella dei tifosi del Manchester United che, dopo l'acquisizione da parte di Malcolm Glazer, stanchi di essere trattati solo come consumatori, hanno abbandonato il blasonato club e fondato l'Fc United Of Manchester, finanziato e gestito dagli stessi supporters che, in pochi anni, sono riusciti a dare il via ai lavori che porteranno alla costruzione di uno stadio di proprietà del club.

Ancor più vecchia è la storia dei tifosi del Wimbledon FC, club di Londra strappato via dalla sua storia e dai suoi supporters, dalla decisione della proprietà di "trasferire" la squadra in un'altra città. Anche loro si sono rimboccati le maniche e hanno fatto nascere l'AFC Wimbledon gestito da una cooperativa di fan. Tra loro ci sono anche Antonia Hegemann e Kevin Rye, fondatori di Supporters Direct Europe, un'organizzazione nata nel 2000 per offrire consulenza ai tifosi che avevano fondato dei trust, ovvero a quelle associazioni "che acquistano una quota di capitale sociale e sono rappresentate negli organi di governo dei loro club", arrivando anche ad avere il controllo della maggioranza. Dopo anni di lavoro SD è diventata punto di riferimento europeo per la promozione della partecipazione attiva dei tifosi nella "gestione e nella proprietà di club", riconosciuta dall'Unione Europea come dall'Uefa. Ed è a questa organizzazione che fanno riferimento anche i gruppi di supporters trust che sono nati negli ultimi anni in Italia.

Da Sosteniamolancona, che da anni partecipa alla ricostruzione del club dopo il fallimento, contribuendo anche alla riacquisizione del logo, all'attivissima My Roma promotrice di progetti come l'audiodescrizione per i non vedenti allo stadio. Dall'associazione Amici del Rimini Calcio, che ha acquisito l'1% del club, alla Fondazione Taras di Taranto e a Noi Samb dei tifosi della sambenedettese che hanno ottenuto l'incarico di gestire i settori giovanili delle loro squadre di riferimento.
È una vera e propria rete che sta ottenendo aperture importanti come quella arrivata dai vertici della Lega Pro, pronti ad attivare progetti di supporters trust per tutte le squadre.
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