Articolo di Valerio Curcio originariamente pubblicato su Io Gioco Pulito - L'altra faccia dello sport


La strada che potrebbe portare le standing areas negli stadi italiani parte da Roma. In primis dallo Stadio Olimpico, di proprietà del Coni, che sta studiando la normativa e le possibili soluzioni. Si è già detto del perchè il calcio italiano ha bisogno delle standing areas, oggi parliamo del percorso istituzionale che tale idea dovrà compiere per divenire realtà.

L’altro ieri si è svolta a Roma una seduta della Commissione Sport del Comune, che ha visto la partecipazione di due delegati del Coni e di alcuni consiglieri comunali. La commissione, convocata dal presidente Angelo Diario, ha l’obiettivo di far sedere al tavolo le istituzioni e le realtà interessate per raccogliere indicazioni politiche e individuare il percorso da seguire.

L’ostacolo principale relativo all’introduzione dei posti in piedi negli stadi italiani è l’art. 6 del Decreto ministeriale del 18 marzo 1996, che non ne prevede la realizzazione negli stadi di calcio con capienza superiore ai duemila posti. Al fine di modificare tale decreto, lo stesso Diario ha scritto al ministro dello sport Luca Lotti: «Questa amministrazione si rende disponibile a ogni forma di collaborazione rivolta all’individuazione di un percorso condiviso per la soluzione della problematica».

Ma il percorso coinvolge almeno due ministeri. «Anche al Ministero dell’Interno sono interessati, c’è infatti un gruppo di lavoro che sta studiando le modifiche necessarie – ha detto Diario in commissione – Li informerò che esistono la volontà politica e le condizioni ambientali per un ripensamento della normativa. Ovviamente le eventuali modifiche si estenderanno a tutti gli stadi italiani, compresi quella di nuova costruzione per i quali sarà più facile prevedere delle apposite aree».

I delegati del Coni hanno sottolineato come, oltre al Decreto ministeriale, ci siano anche altri potenziali impedimenti da considerare. Il primo è legato alle vie d’uscita: se grazie ai posti in piedi aumenta la capienza di un settore, dovrà aumentare anche la portata delle vie di esodo. Il secondo è legato alla visibilità: quando si installa una standing area bisogna considerare anche le persone che siederanno dietro di essa, la cui visibilità potrebbe essere ridotta (anche se, a onor del vero, nelle curve italiane si sta già tutti in piedi). Infine, quello degli investimenti: per realizzare posti in piedi nei vetusti impianti italiani saranno necessarie delle spese, legate non solo all’installazione dei seggiolini ma anche alla risoluzione delle due problematiche appena citate.

Si tratta, comunque, di questioni contingenti e legate al singolo impianto. Nulla toglie che il Ministero possa modificare il Decreto e poi girare le responsabilità ai proprietari degli impianti, che potranno creare le condizioni per realizzare le standing areas: il Coni per l’Olimpico, i comuni o i club per quasi tutti gli altri stadi. Per quanto riguarda la situazione romana, che è ovviamente sotto la lente d’ingrandimento della Commissione Sport capitolina, il Coni è certamente interessato alla realizzazione di posti in piedi. Non si hanno invece notizie riguardo al nuovo stadio della Roma: una standing area non è prevista dal progetto, in quanto non permessa dalla normativa, ma nulla toglie che – una volta superato l’ostacolo – Pallotta e Parnasi possano decidere di regalare questa gioia ai tifosi della Roma.La palla passa ora al Ministero dell’Interno, che ha la possibilità di recepire le indicazioni politiche del Comune di Roma e del Coni. Nel frattempo, anche la Commissione Sport e Cultura della Camera studierà la questione. Riusciranno gli stadi italiani a stare al passo con quelli europei, almeno su questo aspetto?

Valerio Curcio

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Abbiamo seguito con grande attenzione la vicenda “Stadio della Roma” e continueremo a farlo. A riguardo, crediamo che il nostro obiettivo sia quello di impegnarci affinché l’AS Roma sia sempre più competitiva: giocare in uno stadio all’avanguardia, almeno dal punto di vista sportivo, non può che contribuire alla crescita del club
Per quanto riguarda l’aspetto economico, crediamo che per crescere la Roma (come tutte le squadre italiane) debba ridurre sempre più la dipendenza dai ricavi della Champions, dai diritti TV e dalle plusvalenze sui giocatori. Per farlo è necessario avere nuove fonti di ricavo. Uno stadio, oltre all’aumento dei ricavi da ticketing, può offrire numerose opportunità. 
Nei prossimi mesi, certi di un atteggiamento trasparente e collaborativo da parte della AS Roma nella comunicazione degli accordi di ripartizione dei flussi di cassa generati da stadio e strutture accessorie, ci impegneremo per conoscere esattamente l'entità dei benefici economici che il club otterrà dal nuovo impianto. Infatti, accanto alla giusta previsione di un equo guadagno per i proponenti, non bisogna dimenticare che l'interesse primario dei tifosi in questa operazione è quello della AS Roma. Quando sarà totalmente chiara la situazione, diremo la nostra, nello stile sempre propositivo e collaborativo che ci contraddistingue.

Oltre alla questione ricavi dell’AS Roma, abbiamo molto a cuore un’altra tematica, quella del settore popolare. Crediamo che una Curva Sud senza anelli e barriere, con la possibilità di stare in piedi, sia qualcosa a cui non si possa rinunciare. Sappiamo che ci sono delle normative ministeriali che costringono a prendere certe scelte dal punto di vista della struttura: sarà nostro compito studiarle ed eventualmente proporre al club alcune soluzioni.

Parlando ancora di Curva Sud, ma anche del settore che sarà dalla parte opposta dell’impianto (l’attuale Curva Nord), iniziamo già da oggi a sottolineare un altro tema: i prezzi. Che dovranno essere bassi e accessibili a tutti, oltre a premiare le famiglie e la fedeltà dei tifosi. Un impianto moderno lo permette, perché con l’aumento dei ricavi dovuti ai servizi “vip” è possibile abbassare di molto i prezzi dei settori popolari, come avviene in stadi quali l’Allianz Arena di Monaco o al Westfalenstadion di Dortmund.

Perché la Roma è sangue e oro, aristocratica e popolare… E le barriere economiche possono essere molto più invalicabili di quelle di vetro.
 
Forza Roma!
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Il San Lorenzo de Almagro, storico club di Buenos Aires, ha dichiarato di aver effettuato in data odierna la proposta di acquisto ufficiale per i terreni in cui sorgeva il suo storico stadio nel quartiere di Boedo, dove oggi sorge un supermercato Carrefour. El Viejo Gasómetro sorgeva ad Avenida La Plata, nel cuore del barrio da cui proviene la squadra azulgrana, e ha rappresentato per decenni l’anima popolare del club. Durante la dittatura militare in Argentina, il club fu costretto a vendere i terreni a due aziende fantasma collegate al regime, che poi lo rivendettero ad un prezzo otto volte maggiore alla famosa multinazionale di supermercati. Nel 2010, la Subcomisión del Hincha ottenne presso il Governo di Buenos Aires che i terreni dell’antico stadio venissero espropriati in cambio di un indennizzo, mediante la Ley de Restitución Histórica. Dopo cinque anni, e un’imponente colletta che abbiamo descritto in questo articolo, il San Lorenzo è finalmente in grado di poter presentare un’offerta ufficiale. Segue il testo del comunicato del club.

"Il cammino per il ritorno a Boedo non si ferma. […] Il San Lorenzo de Almagro continua le trattative per l’acquisto dello storico terrendo di Avenida La Plata.
I team di tecnici di entrambe le parti sono d’accordo alla realizzazione del progetto, va dunque definita solo la parte economica per far sì che l’accordo si chiuda definitivamente.
Per questi motivi, la Carrefour si è impegnata a valutare l’offerta e a rispondere entro il 18 dicembre. Questo percorso, che ormai è divenuto legge approvata all’unanimità dal consiglio della Città di Buenos Aires, ha stimolato un enorme impegno di soci e simpatizzanti, che ogni giorno continuano ad apportare il loro contributo presso il Banco Ciudad per far sì che il club torni a Boedo."
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La campagna abbonamenti 2014/15 è cominciatai; una buona occasione per fare qualche osservazione dalla lettura dei prezzi degli abbonamenti per la prossima stagione, tenendo presente che i biglietti dovrebbero più o meno rispettarne la proporzione.

Innanzitutto fa piacere notare che, a poco meno di quattro anni distanza dalla nascita dell’A.S. Roma Club Privilege, la distinzione fra “romanisti di Serie A” e “romanisti di Serie B” che essa doveva marcare è quasi definitivamente scomparsa, visto che uno degli ultimi “privilegi” rimasti ai possessori di detta tessera è sostanzialmente superato, vista l’irrisoria cifra di 5€ che differenzia l’abbonamento Privilege rispetto a quello Home... e considerando soprattutto che nella fase di prelazione i possessori della Privilege devono subire un incremento di prezzo superiore rispetto a quelli della Home per il rinnovo (es. in Curva Sud/Nord, l’abbonamento Privilege sale da 245 a 265 - + 20€ - mentre quello Home sale da 260 a 270 - + 10€).

Da segnalare la “nascita” (o sarebbe meglio dire la “rinascita”, visto che già esisteva ai tempi della divisione della Tribuna Tevere in Laterale e Centrale) del settore Parterre Tribuna Tevere… che costerà poco più dei Distinti.
Moralmente è corretto che quella parte di Tribuna costi meno del resto, vista la pessima visuale che offre; inoltre, considerando che quella parte non è separata dal resto, in occasione delle partite non di cartello il basso prezzo di quella parte potrà contribuire a migliorare un’affluenza che è stata abbastanza misera, nonostante il cammino della Roma quest’anno avrebbe meritato una cornice di pubblico migliore in più di un’occasione.

La MonteMario è diminuita, non eccessivamente, ma diminuita (cui fa da contraltare il resto della Tevere “non Parterre” leggermente aumentata)… basti considerare che se un abbonato della Tribuna Tevere nella stagione 2012/13 avesse voluto spostarsi in MonteMario nella fase “cambio posto” dell’ultima campagna abbonamenti, tale spostamento sarebbe costato 115€ (885€ T.T. – 1000€ T.M.), mentre un attuale abbonato di Tevere pagherebbe tale scambio per la prossima stagione solo 30€ (905€ T.T. – 935€ T.M.).

Si spera questo possa contribuire, oltre a qualche abbonamento in più, anche ad una migliore affluenza in quel settore troppo spesso spettrale.

Infine i Distinti Nord non sono più “settore famiglie”… se ciò presenta anche un lato (molto) negativo, per lo meno nelle partite di cartello ci saranno 5.000 biglietti a prezzi popolari (o almeno si spera, visto che nella scorsa stagione i Distinti Sud ne costavano 45…) in più a disposizione, visto che purtroppo gli orari decisi dalla Lega troppo spesso hanno ostacolato il riempimento di quel settore (che non ha fatto registrare il sold out neanche in occasione dei quarti di Coppa Italia contro la Juventus, quando per poco non è finita la MonteMario).

Da specificare come gli abbonamenti dei Distinti Nord saranno venduti solo dopo un improbabile (ma non impossibile?) esaurimento dei Distinti Sud.

Se questi sono i lati tutto sommato positivi di questa campagna abbonamenti, i lati negativi riguardano soprattutto le famiglie (che lorsignori tanto dichiarano di volere negli stadi).

Tanto per cominciare, le donne pagano molto di più ovunque (in Tevere e MonteMario addirittura fra i 100 e i 280€). Se questo porta ad una “parità dei sessi” formale, nella pratica è cosa abbastanza evidente - a livello prettamente numerico-statistico - che il calcio attrae più uomini che donne e che molte donne (non tutte, ci mancherebbe) vanno allo stadio insieme al fidanzato/marito ed eventuali figli… e soprattutto per le casse di una famiglia, quest’aumento non è sicuramente buono.

La nota dolente riguarda il "settore famiglie", spostato in Tevere Sud, a prezzo quasi raddoppiato (un padre e un figlio si abbonarono con 345€ nella scorsa stagione; con quella cifra non rinnova nemmeno soltanto il padre…). D'accordo che il settore offre una visibilità migliore, ma le famiglie saranno contente di questo spostamento?

Vedremo quale sarà la risposta del popolo giallorosso a questa campagna abbonamenti, nella speranza che la Roma possa sempre giocare con la cornice di pubblico che merita.

Rendiamo disponibile un file per il confronto tra la campagna abbonamenti 2013/2014 e 2014/2015 - DOWNLOAD
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Il Bayern Monaco, per tutelare i tifosi nella lista di attesa per gli abbonamenti stagionali e per affrontare la grande richiesta di pubblico che vuole assistere ai match lancia ''la caccia'' ai propri supporters ''occasionali'' che pur avendo l'abbonamento non ne usufruiscono saltando numerosi match.
 
Il club dall'inaugurazione dell'Allianz Arena ha registrato il tutto esaurito o quasi nella pressoché totalità dei match, confermandosi tra i club più seguiti in Europa e dietro solo al Borussia Dortmund nella massima serie tedesca.
 
di seguito il post tratto da maidirecalcio.com
 
Singolare iniziativa del Bayern Monaco e della sua Società nei confronti di quei tifosi che, qui in Italia, si potrebbero definire “occasionali”: coloro i quali, cioè, vanno allo stadio solo per assistere a partite di grido e con grosso impatto mediatico ma che durante le altre sfide preferiscono seguire la squadra da casa o, peggio, non sostenerla affatto.
 
Ebbene, per combattere l’assenteismo dilagante all’Allianz Arena, il club bavarese ha pensato di “minacciare” il ritiro dell’abbonamento di tantissimi tifosi che, nonostante posseggano la tessera, pare non si siano nemmeno sforzati di entrare nel meraviglioso impianto del Bayern per incitare la squadra. Il club ha inviato una lettera a tutti gli abbonati sentenziando che, qualora le gare casalinghe di Bundesliga dei ragazzi di Guardiola assistite dai possessori di tessera risulteranno essere inferiori ad 8, al termine della stagione tali pseudo-tifosi si vedranno annullare questo privilegio per la stagione successiva. “Vogliamo preservare l’atmosfera sugli spalti: ci sono troppi abbonamenti inutilizzati” spiega il portavoce del club che ha dominato la scorsa stagione calcistica al quotidiano Der Spiegel.
 
I “sostenitori” contattati dal Bayern Monaco sono oltre 5200. Bisognerà adesso vedere se questa particolare azione, che sicuramente farà scalpore e che forse qualcuno potrebbe trovare inadeguata, servirà a risvegliare dal torpore chi si professa supporter del Bayern ma, in realtà, a quanto pare non lo sembra affatto.
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La formula proposta da Del Bue (Assessore allo Sport del Comune di Reggio Emilia) è già realtà in tanti club italiani. Riccardo Bertolin di MyROMA spiega cos'è il Supporters' Trust.

REGGIO EMILIA - Nel corso dell'incontro svolto sabato fra i tifosi e Mauro Del Bue, una delle proposte  avanzate dall'Assessore è stata quella di far entrare un gruppo di supporter granata in società con la Reggiana, secondo quella formula nominata "Azionariato Popolare".
In Italia già molte società sportive hanno quote azionarie in mano ai tifosi. La prima in Italia è stata la vicina Modena, seguita subito a ruota dai tifosi della Roma Calcio, ma sulla scia tante altre città hanno seguito questo modello.
Ieri sera, nel corso di un incontro fra l'azionariato gialloblu per discutere una forma di protesta contro la dirigenza Caliendo, la redazione di SportReggio ha incontrato Riccardo Bertolin, uno dei soci fondatori dell'azionariato romano (MyROMA) e membro del Direttivo della Football Supporters Europe.
"La prima cosa da far capire ai tifosi che volessero avvicinarsi a un'azione di questo tipo è che tutto deve partire dal basso verso l'alto e non viceversa. Si deve lavorare insieme, amministrazione comunale e tifosi, per poter giungere a un accordo che soddisfi tutti. Se l'ordine arriva dall'alto e basta, è facile che la cosa finisca lì."

Una delle proposte fatte dall'Assessore Del Bue è stata infatti quella di lavorare insieme, cercando di andare a convincere anche le piccole realtà imprenditoriali locali affinchè sposino questo progetto. Lo considera il giusto inizio per la tifoseria granata?
Infatti l'aspetto principale dell'azionariato popolare non è solo quello di trovare una base di persone che si metta d'accordo per partire, ma anche di coinvolgere la comunità locale, creando norme, uno statuto chiaro, trasparente e sostenibile, seguendo le norme generali dello statuto ideato dall'associazione "Supporters in Campo" che unisce tutti i gruppi di azionariato popolare in Italia.

Ad esempio?
Tutto deve essere accessibile a tutti, si può provare a costruire una base economica con azioni che portino a raccogliere fondi. Ma soprattutto ogni cosa deve essere fatta in maniera trasparente: noi a Roma, ad esempio, abbiamo il conto dell'associazione accessibile ad ogni socio, e chiunque può entrare e controllare le entrate e le uscite economiche.

Da cosa vi arrivano le entrate?
In maggior parte da donazioni o dal versamento della quota annuale, che negli ultimi anni è stata di 20€, mentre le uscite sono le tasse del conto corrente, le tasse generali da pagare ma anche e soprattutto l'acquisto delle azioni dell'AS Roma.

E una volta acquistate le azioni?
Questo ci ha permesso di sederci al tavolo del Consiglio (Assemblea degli Azionisti, ndr), facendoci conoscere e iniziando a mettere sul tavolo anche qualcuna delle nostre richieste. Ma soprattutto questo dà la possibilità di lavorare insieme, creare obiettivi, farsi conoscere. Questa è la grande potenza di questa idea: l'azionariato popolare serve a riportare in mano parte di una società a chi veramente è il vero "proprietario" di una squadra, cioè i tifosi.

Si spieghi meglio.
Chi è al di fuori di queste meccaniche spesso interpreta l'azionariato popolare come un "voler acquistare la squadra" da parte dei tifosi. Nulla di più sbagliato. L'azionariato popolare in Inghilterra si chiama Supporters Trust ed è la partecipazione di una parte del tifo per entrare nel processo decisionale della società. Non si parla di fare calciomercato, decidere chi sta in panchina o chi scende in campo ogni domenica: quello è il management.

Ci sono esempi in cui questo supporters trust ha funzionato bene?
Di esempi in Europa ce ne sono tanti: dall'Amburgo in Germania, che appartiene al 100% ai suoi supporter, a casi drastici come quello del Wimbledon in Inghilterra: un imprenditore norvegese che aveva acquistato la squadra, vedendo che non era redditizio come credeva, ha demolito lo stadio per creare un complesso residenziale, spedendo tifosi e giocatori a Milton Keynes, distante oltre 100 km da Wimbledon. Questo non è andato giù a nessuno, e molto semplicemente i supporters hanno rifondato tutto, chiamando la squadra AFC Wimbledon e sono ripartiti dalla terza categoria. E' una società che appartiene al 100% ai soci tifosi.

Quindi, tornando a Reggio, quale potrebbe essere il primo passo da fare per intraprendere questa strada?
E' fondamentale focalizzare gli obiettivi, ma soprattutto capire che quella è la soluzione, per non dire il futuro del calcio che ormai è diventato insostenibile a qualunque livello, visto che in Italia falliscono anche le squadre di dilettanti. Ma soprattutto dovrebbero cambiare le regole, come in Germania, dove una società non può  appartenere in maggioranza assoluta ad una singola persona. Questo ha portato benefici, ed in questo modo il possesso della squadra è tornato in mano a chi ci teneva veramente. Quando abbiamo fondato MyROMA ci siamo ispirati a questo modello, perchè crediamo che sia quello che abbia la struttura più solida ed efficace.

Come funziona MyROMA?
E' un'associazione definibile come Supporers Trust, non a scopo di lucro: nel caso dovesse fallire, i soldi accumulati andrebbero in beneficienza da statuto. Siamo nati il 27 maggio del 2010, e ancora esistiamo anche se non è facile: in tanti anni è capitato chi ci ha provato a dare fregature, o ha sfruttato il tifo per farsi i propri interessi.

In altre parole?
Bisogna battersi per vincere la diffidenza della gente, e questo lo si può fare solo con la trasparenza totale, ma per il resto è tutto volontariato: quello che ci spinge è l'amore per la nostra squadra, e soprattutto la volontà che i nostri figli non vedano nel loro futuro lo stesso degrado nel calcio che abbiamo visto noi. Sono stanco di vedere porcherie gettate addosso ai tifosi considerati solo come feccia, mentre il tifoso non è il problema da risolvere, ma la soluzione. Non è la risorsa da sfruttare solo quando bisogna fare la campagna abbonamenti o vendere merchandising. Se ci si riesce ad organizzare, si può rompere questo meccanismo perverso che si è creato in tutti questi anni.

Fonte: http://www.sportreggio.it/notizie/2014/01/17/reggiana-e-se-il-futuro-fosse-lazionariato-popolare_48729#.UuVK_d9d7cs

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Interessante articolo tratto da milano.repubblica.it con un'intervista a Karl-Heinz Rummenigge sullo stadio del Bayern Monaco, uno degli elementi di forza del business del club dell' Allianz Arena.
 
Il dirigente tedesco indica la strada: "Sì, i tifosi sono dei nostalgici, ma alla fine capiscono. Ho visto l'invidia di Galliani e Moratti quando l'hanno visitata"
 
AVEVA solo due anelli, i posti in piedi nel parterre con le cancellate, le panche di legno in spogliatoio, i gol Kalle li tuonava sul prato. "Me lo ricordo bene San Siro, mi piace rivedere i filmati, ci penso spesso". Ma nei suoi uffici di Säbener Strasse, nel cuore di Monaco di Baviera, il presidente Karl-Heinz Rummenigge non ha davvero tempo per la nostalgia, preso com'è a lustrare la gloria del suo Bayern campione d'Europa e a contare i quattrini garantiti dall'Allianz Arena.

Presidente, quanto vi ha cambiato la vita il nuovo stadio dal 2006 a oggi?
"È la chiave di tutto. Un esempio voi a Milano lo avete vicino: la Juve. Non è un caso che tutto le sia andato bene da quando c'è lo Stadium, in campo e fuori. A noi l'Allianz ha creato una specie di boom. È sempre tutto esaurito, lo è già in prenotazione fino a maggio di quest'anno".

Amore coi tifosi a prima vista.
"E noi cerchiamo di acconten-tarli fino in fondo. Dal parcheggio, 11mila posti coperti, il più grande al mondo, ai servizi, all'atmosfera. Ha tranquillizzato anche la situazione con gli ultrà, so che il problema c'è anche da voi in Italia. Incassiamo dagli sponsor, dal museo che porta 40mila spettatori al mese, dal merchandising che nei giorni di partita porta 300mila euro".

Coi cugini del Monaco 1860 pagaste lo stadio 346 milioni di euro prima dei Mondiali di otto anni fa. Quando andrete in pareggio?
"Prima le aggiungo che non fu speso un euro di denaro pubblico. E che il 1860 contribuì all'inizio al 50 per cento, per volere del governo del Länd e della città, ma poi vendette la sua quota a noi. Noi partimmo con 50 milioni cash, poivendemmo il 9,1 per cento delle azioni a Adidas per 75 milioni e la stessa quota a un prezzo più alto alla Audi. Ciò detto, tra meno di cinque anni saremo in pareggio. E da allora sarà tutto guadagno".

Può confermare, o smentire, la leggenda dello stadio aperto 365 giorni l'anno?
"La gente viene ogni giorno per il museo o per il tour interno. Abbiamo 100 eventi aziendali l'anno. Ma quando consultammo altri club prima di costruirlo, capimmo che ci dovevamo concentrare sul calcio, non su cinema o centri commerciali. L'Ajax, che ha l'Amsterdam Arena, ci consigliò di lasciar perdere i concerti, non è un business conveniente".

Dunque, lei consiglia alla sua Inter, o al Milan, un nuovo stadio?
"Sì. Tutto il calcio italiano, fermo ai Mondiali del '90 a parte la Juve, ne ha bisogno. È vero che avete la crisi. Ma Milan e Inter possono costruirne uno solo, di stadio, sono già abituate. E la burocrazia è simile a quella che abbiamo affrontato noi al Bayern".

Nessuna nostalgia per l'antico?
"I tifosi si affezionano. All'Olympiastadion avevano trionfato Beckenbauer, Mül-ler, Maier. Io. Ma hanno capitoche con l'Allianz Arena si poteva costruire un nuovo ciclo. Che il servizio sarebbe stato molto migliore. Il vecchio stadio si può conservare, sconsiglio di demolire San Siro. Comunque, i consigli li ho dati davvero".

Cioè?
"Moratti e Galliani sono stati a Monaco, hanno toccato con mano. E ho visto un po' di invidia per me sui loro volti, hanno visto opportunità che a Milano non esistono".

Thohir lo ha già consigliato?
"Non lo conosco ancora. Ma abbiamo precedenti in Europa per figure di tycoon come lui. In Inghilterra hanno funzionato, anche nel club più prestigioso di tutti, il Manchester United. È una novità che bisogna accettare, anche se ai tifosi all'inizio non piace. Sono sempre nostalgici. Anche in Germania. Anche la legge tedesca".

In che senso, scusi?
"Per legge una società sportiva dev'essere in mano al club, cioè ai soci, per non meno del 51 per cento. Al Bayern abbiamo l'azionariato popolare, come al Real Madrid o al Barcellona, 226mila soci che detengono l'81,8 per cento delle quote della società sportiva. In pratica, non rischiamo un tycoon straniero".

Presidente Rummenigge, il modello-Bayern e in generale il modello-Bundesliga sono esportabili nel calcio italiano, e applicabili a Inter e Milan?
"Le differenze di contesto ci sono. Vi serve una nuova spinta: costruire lo stadio non è nemmeno questa grande idea nuova. Ma funziona. So di essere impopolare agli interisti, ma il modello è la Juve: lo Stadium lo vidi durante i quarti di finale di Champions l'anno scorso. Mi piace".
 
Fonte: http://milano.repubblica.it
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Da alcune indiscrezioni del "The Indipendent" (qui articolo originale) sembra che il riavvicinamento al club della tifoseria, con in prima linea il Manchester United Supporters Trust(MUST), possa dare vita ad una interessante collaborazione per realizzare una Safe Standing Area nello stadio Old Trafford.
 
Sicuramente la nomina di Ed Woodward come direttore generale del Manchester United FC è stato l'elemento decisivo del riavvicinamento alla società del Manchester United Supporters Trust, l'associazione di tifosi dei Red Devils che più si opponeva alla gestione dei Glazer dall'arrivo nel 2005, e dal positivo dialogo che si è instaurato negli ultimi mesi sembra si stia studiando, da ambo le parti, una forma di coinvolgimento del gruppo di tifosi nella proprietà del club attraverso il finanziamento di eventuali lavori per la creazione di una Standing Area nel proprio stadio.
 
Il MUST, che recentemente ha raggiunto in 200.000 membri(qui dettagli), da tempo sostiene con fermezza l'importanza della presenza nell' Old Trafford di un' area riservata ai posti in piediprezzi popolari, per restituire l'atmosfera alle partite casalinghe del Manchester, e proprio su questo tema ha trovato la sponda del nuovo direttore Woodward che conosce e apprezza l'atmosfera del calcio tedesco, dove queste aree sono ancora presenti negli stadi, oltre a riconoscere l'importante operazione di marketing che si avrebbe in ritorno.
 
L'eventuale soluzione per la realizzazione, secondo le parole di Duncan Drasdopresidente del MUST, sarebbe un finanziamento da parte dell'associazione di tifosivincolato al progetto di realizzazione dell' area per i posti in piedi (con seggiolini richiudibili) e la cessione di una quota del Manchester United al Supporters' Trust in funzione della spesa sostenuta.
 
Il problema attualmente è legato alle leggi del Regno Unito che vietano i posti in piedi, ma il presidente propone una soluzione temporanea con la realizzazione dei rail seats (seggiolini richiudibili) mantenendo, finchè non si interverrà sulla legge, i posti seduti, come avviene nelle gare di Champions ed Europa League negli stadi tedeschi (anche le regole UEFA vietano i posti in piedi ma con i rail seat il settore, pur perdendo capacità, diventa all seat).
 
La legge pone sicuramente un ostacolo ma i supporters inglesi, come emerge dalle stesse affermazioni di Drasdo, sono fiduciosi in un cambiamento della regolamentazione, alla luce delle nuove soluzioni presentate, con forte sostegno da parte di molte tifoserie, dalla Football Supporters' Federation tanto da essere sempre più crescente il favore e l'interesse verso questa soluzione anche da parte dei politici locali.
 
Le parole di Duncan Drasdo
 
"Siamo interessati ad esplorare i modi per favorire l'introduzione di una sezione di questi posti. Vediamo il potenziale per gli appassionati che li desiderano, c'è la volontà di investire in azioni del club, con fondi separati per scopi specifici, come i rail seats o di progetti di espansione dello stadio. Sarebbe un'ottima dimostrazione del valore che può derivare dai tifosi che investono nella proprietà del loro club".
 
"La cooperazione e la partecipazione di tifosi nella proprietà del club porta un miglioramento per l'atmosfera e si hanno anche benefici economici per la società".
 
Idea sicuramente interessante, da vagliare ora il reale interesse dei proprietari americani allo sviluppo della proposta che però sembra essere reciprocamente vantaggiosa per la valorizzazione dell' Old Trafford recentemente diventato un Asset of Community Value.
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Lo Swansea City e il Wolverhampton Wanderers sono le ultime squadre che hanno recentemente aderito alla campagna 'Safe Standing' della Football Supporters Federation per la reintroduzioni di progetti pilota di spalti in piedi negli stadi inglesi, entrambe le squadre hanno infatti chiesto di aderire al progetto e si vanno ad unire ad altri 15 club dei campionati inglesi e all' intera Scottish Premier League.

L' adesione dello Swansea arriva a seguito del dibattito pubblico 'The Case for Safe Standing in Football'(dettagli) che si è svolto Martedì 11 Dicembre e che ha riscosso un discreto interesse mediatico.

Huw Jenkins, presidente dello Swansea City che si appresta, per l'inizio del 2013, a definire il piano di ampliamento(dettagli) del proprio stadio(dettagli), ha riferito:''Siamo lieti di operare con enti competenti per valutare se ciò sia implementabile allo Swansea City. Ci vorrà una consultazione con i nostri tifosi, attraverso il Supporters Trust, ma sosteniamo l'approccio generale dell'iniziativa e sono felice di lavorare per valutare se ciò sia sviluppabile nel nostro stadio.''

Il supporto del Wolverhampton Wanderers arriva a seguito invece del Safe Standing Roadshow che la FSF sta svolgendo in tutto il Regno Unito.

Jez Moxey, amministratore del club ritiene che sia un'ottima idea quella di sperimentare progetti pilota in quanto sono molto numerosi i supporters che sono favorevoli a tale reintroduzione. ''Una adeguata sperimentazione consentirebbe di poter aprire un dibattito costruttivo, noi pertanto sosteniamo la FSF nella sua richiesta al Governo.''

http://fsf.org.uk/

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Martedì 11 Dicembre la Football Supporters Federation ha tenuto presso Portcullis House (Westminster) il dibattito 'The Case for Safe Standing in Football' sul tema della reintroduzione degli spalti in piedi nel calcio inglese, attraverso degli esperimenti negli stadi dei club che hanno aderito alla loro campagna 'Safe Standing'(dettagli qui).

Il dibattito si è svolto con interventi di esperti del settore, forze di polizia e dirigenti di alcuni club che hanno aderito all'iniziativa e al termine si è svolta una sessione di domande e risposte tra il pubblico presente e gli esperti.

L'evento è stato promosso dal deputato Roger Godsiff che ha recentemente presentato la mozione 573 che chiede al governo di approvare piccoli progetti pilota 'Safe Standing Area' negli stadi delle squadre di calcio che hanno dato disponibilità. La FSF ritiene che vi sia non solo un' interesse dei tifosi nel riportare gli spalti in piedi ma che sia anche un'occasione concreta di business per i club.

L'evento che ha avuto inizio alle 12 e la tavola rotonda partita dalle 14:15, ha visto presenti Paul Faulkner (Dirigente dell' Aston Villa), Bob Symns (Dirigente del Peterborough United), il professore Steve Frosdick (esperto indipendente di sicurezza), Fiona McGee (ricercatrice e scrittrice) e sovrintendente il Steven Graham (Polizia di West Midlands).

Aston Villa(qui dettagli), Peterborough United(qui dettagli) e la Scottish Premier League sono sostenitori di lunga data della campagna 'Safe Standin' della FSF, mentre Brentford, Bristol City, Burnley, Cardiff City(qui dettagli), Crystal Palace, Derby County, Doncaster Rovers, Hull City, Peterborough United, Plymouth Argyle, Watford e AFC Wimbledon hanno dato il loro sostegno più di recente.

http://www.fsf.org.uk/

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