Guido Carlomagno

Guido Carlomagno

In barba a tutti coloro che guardano dall’alto verso il basso chi ancora riesce - a tutte le età e in ogni circostanza- ad emozionarsi per una partita o per un gol, credo fermamente che non esistano nella nostra vita molti sentimenti più nobili della passione che si prova per la propria squadra del cuore. 

Ed è proprio per l’estremo rispetto che nutro nei confronti di tale sentimento che fin da quando seguo il calcio ed amo la Roma ho sempre considerato la frase “Il calcio è della gente” non un semplice luogo comune ma una profonda affermazione di un’idea.

Solo la assuefazione ad un pensiero unico dominante - unita alla sostanziale assenza di informazioni in materia - che c’è qui in Italia (anche) in ambito calcistico, possono far credere davvero che i modelli di gestione popolare dei club sportivi siano una utopia irrealizzabile, una bizzarra trovata di qualche nostalgico/sognatore. L’esatto contrario è dimostrato da molteplici esperienze già consolidate in Paesi diversi dal nostro, dove varie forme di azionariato popolare sono state applicate con successo già da molti anni, peraltro non solo in piccole realtà di provincia ma in alcune delle piazze più importanti al mondo.

Secondo me non c’è alcun dubbio sul fatto che, per una serie infinita di ragioni, quello dei fan-owned club rappresenta il futuro dello sport a tutti livelli. Resta solo da stabilire quanto sarà lungo il periodo di transizione. Tutto dipende dalla voglia che gli sportivi appassionati avranno di informarsi, essere curiosi e mettere in discussione i dogmi e le verità precostituite che ci vengono inculcate da coloro che remano contro ogni forma di cambiamento o innovazione semplicemente per difendere i propri interessi.

Informatevi, indagate, sempre! Perché, citando un noto giornalista, “Quando uno si informa è molto più difficile prenderlo per il culo”.

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