Venerdì, 18 Dicembre 2015 10:02

La rivoluzione latente del nostro povero calcio


La rivoluzione latente del nostro povero calcio
 
«Andavamo in curva una volta e ci andiamo ancora. La differenza è che adesso la squadra è nostra». David Miani è vicepresidente e amministratore delegato dell’US Ancona 1905, la prima società di calcio professionistica in Italia ad avere come proprietari i suoi tifosi. Siamo nel 2010. La storica Ancona fallisce e a un gruppo di supporter viene un’idea rivoluzionaria, almeno per l’Italia: mettersi insieme e gestire direttamente la propria squadra del cuore. Nasce così “Sosteniamo l’Ancona”, un’associazione di tifosi senza scopo di lucro che inizialmente deteneva il 2% e aveva due posti nel cda del nuovo club. «Per quattro anni abbiamo lavorato fianco a fianco dei dirigenti, riportando la squadra dall’Eccellenza alla Lega Pro», spiega Miani. Lo scorso giugno la svolta. Il patron Andrea Marinelli decide di cedere la società ai tifosi. Oggi l’Us Ancona il cui presidente onorario è il sindaco Fiorello Gramillano  è una società gestita in modo sostenibile, con grande attenzione al settore giovanile e, ovviamente, alle richieste dei suoi sostenitori. «Abbiamo1100 socie decidiamo tutto insieme. Finché ci saremo noi non potrà arrivare nessuno da fuori, prendersi la società con scopi poco chiari e portarla poi al fallimento, come accade spesso nel calcio italiano». Quella dell’azionariato popolare (o più precisamente dei supporters trust)è una realtà consolidata in molti Paesi europei, se non addirittura la regola.«Il Regno Unito ha la tradizione più longeva e il maggior numero di associazioni, più di 180. Germania e Svezia sono il massimo per il coinvolgimento diretto dei tifosi nei processi decisionali dei club», spiega Ben Shave,responsabile per lo sviluppo di “Supporters Direct Europe”, un’organizzazione che assiste i tifosi decisi a formare un trust. «Aiutiamo solo le associazioni aperte, democratiche e no profit», continua Shave. «Oggi seguiamo oltre 300 trust in più di 20 Paesi europei». Nel calcio britannico il fenomeno è di portata generale. Quasi il 70% dei club nelle prime cinque categorie tra Inghilterra e Scozia ha in seno un supporters trust. Solo per fermarsi alla Premier League gli esempi più celebri sono Manchester United, Arsenal e Tottenham. Questi gruppi hanno iniettato quasi 30 milioni di euro solo attraverso le quote sociali e hanno salvato più di un club prossimo al fallimento, come accaduto con lo Swansea.
 
Nei primi anni Novanta in Spagna quasi tutti i club professionistici sono stati obbligati a diventare società sportive per azioni, finite in mano a moltissimi tifosi:l’esempio più celebre,il Barcellona,conta più di 170 mila soci.
 
E l’Italia? In ritardo, ma sta arrivando. Dal 2010 a oggi il numero dei trust è cresciuto notevolmente. «Il tifoso non può essere assimilato a un cliente: non considera la propria squadra alla stregua di un prodotto commerciale e stringe un legame destinato a durare per sempre». Così la vede Diego Riva, il presidente di “Supporters in Campo”, organizzazione impegnata da anni nella diffusione in Italia di un modello partecipativo per la proprietà e la gestione delle società sportive. «L’interesse sta crescendo, ormai rappresentiamo più di venti associazioni di tifosi»,spiega. Il ritardo, secondo Riva, non è motivato da ostacoli normativi. «Certo, in alcuni Paesi europei ci sono leggi che regolano la partecipazione dei tifosi e strumenti che facilitano l’aggregazione, ma la principale differenza è il background sociale e culturale. C’è bisogno di un modo diverso di vedere il calcio, che dovrebbe essere espressione di una città e non un modo per fare business. La vera sfida è il radicamento della società in un territorio di riferimento, aggregando le forze economiche locali e coinvolgendo direttamente i tifosi in processi democratici partecipativi. Sono loro il vero capitale dei club».
 
Gli esempi italiani si trovano per lo più nelle serie minori. Da Taranto a Lucca fino a Tortona, dove il trust “Noi Siamo il Derthona” è  riuscito a sottoscrivere un contratto di licenza esclusiva per l’utilizzo del marchio Derthona F.B.C. 1908, club che milita in serie D. «Tra i nostri soci ci sono tutte le tipologie di tifoso, i ragazzi che aderiscono al movimento ultras come gli anziani che vanno in tribuna da una vita», racconta Andrea Freddo. «Il nostro obiettivo è ottenere una quota di partecipazione e puntare tutto sull’identità storica, culturale e sociale della nostra squadra e della nostra città. Purtroppo in Italia prevale il sospetto verso qualsiasi forma di associazionismo tra i tifosi. C’è un po’questa mentalità da padre padrone, secondo la quale chi mette i soldi deve decidere per conto proprio». Capita allora che talvolta, trovandosi chiusa la porta, i tifosi creino una nuova squadra a propria immagine e somiglianza. È il caso di Sulmona, dove dopo dieci anni complicati tra cessioni societarie, debiti e stipendi non pagati, i tifosi rompono con lo storico club cittadino e ne fondano uno nuovo, l’Asd Ovidiana,anche a costo di ripartire dalla Terza Categoria.«Siamo quasi tutti giovanissimi e soprattutto anarchici», spiega Oreste De Deo. «Non abbiamo uno statuto vero e proprio, ma ci troviamo tutti insieme per prendere le decisioni. Siamo un club popolare in tutti i sensi». Risultato? L’Ovidiana fa più spettatori del Pro Sulmona, che però gioca in serie D.
 
Ma è anche il caso di Cava de’ Tirreni, dove l’associazione Sogno Cavese ha dato vita al proprio club comunitario Cava United, che milita nella Terza Categoria campana. «Oggi ciò che ci spinge ancora a seguire una squadra di calcio ed un pallone che rotola si trova al gradino più basso del calcio italiano. Ma non ci importa nulla, abbiamo la squadra che vogliamo, abbiamo la squadra a nostra immagine e somiglianza, abbiamo Cava United», racconta Maurizio Alfieri.«Abbiamo chiuso con quel calcio fatto di soldi, fallimenti e operazioni non sempre lecite. La nostra è una società senza padroni dove ognuno è importante. Abbiamo creato una cooperativa sportiva con uno statuto blindato con due categorie di soci: cooperatori e finanziatori». L’organo direttivo è formato sempre per due terzi da cooperatori e per un terzo da finanziatori. «In questo modo - prosegue Alfieri -impediamo che la maggioranza possa cambiare dall’oggi al domani e garantiamo la continuità dei valori della squadra. Visto che in Italia non c’è una legge ad hoc, noi il modello ce lo siamo inventati da soli, dal basso». Ma i supporters trust non rappresentano solo la nostalgia di un calcio romantico. «Macché, quelle sono fesserie che ci siamo messi in testa» prosegue Alfieri. «La partecipazione diretta è sinonimo di un modello organizzativo nuovo che può portare tutta una serie di benefici, anche economici, ai club e al territorio».
 
Ne è convinto Walter Campanile, presidente di My Roma, primo esempio di azionariato popolare nella Serie A italiana. «La partecipazione diretta dei tifosi può contribuire a una serie di servizi indotti capaci di generare introiti importanti. Nei nostri primi anni di attività in sinergia con la Roma, dopo la nascita nel 2009, abbiamo contribuito a creare delle iniziative, dalla nuova biglietteria alle audio descrizioni delle partite per i tifosi non vedenti. Abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle giovanili,le cui gare fino a qualche anno fa richiamava-no pochissime persone». My Roma detiene un pacchetto di azioni che garantisce un posto alle assemblee degli azionisti del club. «Ma all’ultima non siamo neppure andati», spiega Campanile.«È inutile perdere tempo,non ci ascoltano. Qualcuno che sta dall’a ltra parte dell’oceano ha deciso di cambiare lo stemma della nostra squadra per motivi di merchandising senza nemmeno consultarci». E così, in attesa di una legge che non c’è,i club si arrabattano tra bilanci in rosso, fallimenti e ripartenze più o meno stentate. «Chi gestisce il calcio italiano non ha compreso le enormi potenzialità sprecate», ripetono in coro i protagonisti dei trust italiani. Nel frattempo l'innovazione è partita, dal basso. Nella speranza che se ne accorgano anche ai piani alti.

Articolo di Tommaso Magrini pubblicato dal settimanale Pagina 99
 
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Quello dello Swansea non è solo l’esempio di come bisogna cadere e ricadere prima di iniziare veramente a volare, ma dimostra come ci si può ritagliare un proprio angolo di paradiso pur non possedendo i petroldollari degli sceicchi, ma semplicemente il sostegno dei propri tifosi.

E’ il 23 Maggio del 2001, il Man United di Sir Alex Ferguson è Campione d’Inghilterra, Jimmy Hasselbaink, centravanti del Chelsea, sale sul trono dei marcatori, il City retrocede insieme al Coventry e mentre l’errore dal dischetto di Mauricio Pellegrino condanna il Valencia alla sconfitta in finale di Champions a scapito del Bayern Monaco, il piccolo Swansea, club gallese dell’omonima cittadina che si affaccia sulle Three Cliffs Bay, retrocede in Third Division tra l’indifferenza dei media e il silenzio generale. Il vecchio terreno del Vetch Field è ancora macchiato dal sangue versato dai giocatori, gli spalti grondano di lacrime e il clima generale è intriso di delusione per l’ennesimo scherzo del destino. Tuttavia, il fallimento è alla base di ogni successo, e da queste parti nel Sud del Galles, nazione di castelli medievali e patria del Rugby, ne sanno qualcosa. Quella dello Swansea è una favola allegorica, non è solo l’esempio applicato di come bisogna cadere e ricadere prima di iniziare veramente a volare, ma dimostra come ci si può ritagliare un proprio angolo di paradiso pur non possedendo i petroldollari degli sceicchi, ma semplicemente il sostegno dei propri tifosi.

Nell’estate del 2001 il club venne salvato dal manager Tony Petty (uomo d’affari alla guida di un consorzio australiano proprietario anche dei Brisbane Lions, squadra di football dell’isola), il quale rilevò la società sull’orlo del fallimento per 1£. A questo, nonostante una timida protesta da parte dell’owner, venne affiancata un’associazione di tifosi, lo Swansea City Supporters Trust, che entrò nella società con il 20% delle quote dopo una spesa di 200.000 sterline. E’ l’inizio di una favola che dura ancora oggi, una film esplicativo, un thriller dai mille risvolti che fa vedere come i tifosi possano agire in maniera efficace insieme alla dirigenza, senza essere soggetti ai dogmi, ai deliri e alle asserzioni dei cosiddetti paperoni-presidenti, uomini d’affari che acquistano i club soltanto per incrementare i propri guadagni e il proprio prestigio, esattamente come è successo con il Cardiff City, squadra della capitale. Nel 2012, infatti, il nuovo proprietario dei Bluebirds, il malese Vincent Tan, impose un cambiamento sia del colore sociale del team (che passò dal blu al rosso) che del simbolo, trasformato in un dragone, per richiamare la bandiera e i colori del Paese. In realtà, queste modifiche (decisamente osteggiate dai sostenitori gallesi, sia del Cardiff che dello Swansea, nonostante la forte rivalità esistente tra la Jacks Army e la Soul Crew), vennero intelligentemente apportate per incrementare le vendite in Asia, dove, appunto, il drago e il colore rosso sono considerati simboli propizi.

Lo Swansea, quindi, è diventato il primo club di Premier ad avere un tifoso come amministratore della società, ovvero il graphic designer Cooze Huw, il quale sostiene che: ‘Il governo e le autorità calcistiche dovrebbero assolutamente sostenere la Fan/ownership. Vediamo i grandi club di proprietà di Roman Abramovich o lo sceicco Mansour, e noi non vogliamo che accada. Ci sentiamo di poter avere successo, possiamo andare oltre, e possiamo farlo noi, con il duro lavoro’. Inoltre, tutti coloro che sottoscrivono l’abbonamento annuale (circa 16000 membri che partecipano al Trust) hanno diritto di voto durante le elezioni interne finalizzate ad eleggere un direttore che agisce all’interno del CDA della società. Per essere considerati tali, i Supporters Trust devono ovviamente rispettare determinate regole, come aiutare la gestione del club, essere associazioni senza scopo di lucro, essere focalizzati sulla comunità ed avere connotati democratici. Nel 2013 il club ha ottenuto un utile netto di 15,3 milioni di sterline, incrementando i ricavi del 2012 (14,5) anche grazie agli incassi dell’impianto, il suggestivo Liberty Stadium costruito nel 2005 anche e soprattutto in virtù dell’appoggio del Trust. La saggia gestione del club gallese (soprannominato Swansellona in onore al club catalano) riesce a sintetizzare good governance, investimenti nel lungo periodo e ottimi rapporti con i tifosi e prosegue nel migliore dei modi. Il fallimento è soltanto un lontano ed amaro ricordo, l’azionariato popolare è il presente, ma soprattutto il futuro. Società spagnole (Barca e Real), tedesche (Bayern), ed inglesi (Wimbledon, Portsmouth e United of Manchester, sorto da un supporters’ trust di tifosi dei Red Devils delusi dalla gestione del magnate Malcom Glazer,) adottano questo tipo di gestione, e l’Italia? Tutto ciò viene adottato lontano dai riflettori della Serie A, ed è sperimentato da Piacenza, Lucchese, Ancona, Cavese e soprattutto dal Taranto, all’insegna del seguente motto: il calcio senza tifosi perde la propria anima.

Questo metodo può funzionare? Parlano i fatti. Nel Febbraio 2013 lo Swansea di Laudrup ha rifilato 5 reti al malcapitato Bradford ed ha alzato al cielo la Coppa di Lega, mettendo in bacheca il primo trofeo della sua lunga storia e qualificandosi alla fase a gironi di Europa League. Il brutto anatroccolo non esiste più, ora c’è un bellissimo cigno. Lieto fine, stacco, titoli di coda.

Fonte: lintellettualedissidente.it
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di Emanuela Del Frate
Fonte: Le Inchieste di Repubblica

Dal Fc United alla battaglia per la nuova squadra. Così il modello di amministrazione sperimentato in Inghilterra è diventato l'ispirazione del movimento italiano

ROMA - Aspettando una riforma del sistema calcio italiano, molti gruppi di tifosi stanno da tempo lavorando per entrare a far parte attivamente della gestione delle loro squadre. L'esempio arriva dall'Inghilterra, dove, proprio come da noi, la maggior parte dei club della Premier League sono nelle mani di investitori privati. La storia più famosa è quella dei tifosi del Manchester United che, dopo l'acquisizione da parte di Malcolm Glazer, stanchi di essere trattati solo come consumatori, hanno abbandonato il blasonato club e fondato l'Fc United Of Manchester, finanziato e gestito dagli stessi supporters che, in pochi anni, sono riusciti a dare il via ai lavori che porteranno alla costruzione di uno stadio di proprietà del club.

Ancor più vecchia è la storia dei tifosi del Wimbledon FC, club di Londra strappato via dalla sua storia e dai suoi supporters, dalla decisione della proprietà di "trasferire" la squadra in un'altra città. Anche loro si sono rimboccati le maniche e hanno fatto nascere l'AFC Wimbledon gestito da una cooperativa di fan. Tra loro ci sono anche Antonia Hegemann e Kevin Rye, fondatori di Supporters Direct Europe, un'organizzazione nata nel 2000 per offrire consulenza ai tifosi che avevano fondato dei trust, ovvero a quelle associazioni "che acquistano una quota di capitale sociale e sono rappresentate negli organi di governo dei loro club", arrivando anche ad avere il controllo della maggioranza. Dopo anni di lavoro SD è diventata punto di riferimento europeo per la promozione della partecipazione attiva dei tifosi nella "gestione e nella proprietà di club", riconosciuta dall'Unione Europea come dall'Uefa. Ed è a questa organizzazione che fanno riferimento anche i gruppi di supporters trust che sono nati negli ultimi anni in Italia.

Da Sosteniamolancona, che da anni partecipa alla ricostruzione del club dopo il fallimento, contribuendo anche alla riacquisizione del logo, all'attivissima My Roma promotrice di progetti come l'audiodescrizione per i non vedenti allo stadio. Dall'associazione Amici del Rimini Calcio, che ha acquisito l'1% del club, alla Fondazione Taras di Taranto e a Noi Samb dei tifosi della sambenedettese che hanno ottenuto l'incarico di gestire i settori giovanili delle loro squadre di riferimento.
È una vera e propria rete che sta ottenendo aperture importanti come quella arrivata dai vertici della Lega Pro, pronti ad attivare progetti di supporters trust per tutte le squadre.
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Prosegue la pressione di tifosi inglesi sul tema del caro biglietti della Premier League che sta sempre più rendendo difficoltoso seguire i match del proprio club, in particolare per i giovani supporters che non riescono ad affrontare l'eccessivo costo per andare allo stadio.
 
Oltre le grandi proteste dei mesi passati e gli scarsi cambiamenti di prezzo della nuova stagione, circa la metà dei Supporters Trust(associazioni di tifosi) dei club della massima serie inglese ha più volte sottolineato la necessità di rivedere le politiche di prezzo almeno per i giovani dai 16 ai 24 anni che spesso, a causa del proseguimento degli studi e la mancanza di lavoro stabile, non riescono ad acquistare i biglietti che arrivano a costare dalle 40 alle 60 sterline.
 
I tifosi preoccupati dalla costante diminuzione dei giovani ai match, secondo i dati forniti dalla BBC l' età media dei supporters che vanno allo stadio nella Premier League è 41 anni e solo circa il 19% delle presenze negli impianti inglesi è costituita da giovani, che rischia di mettere in pericolo il seguito delle prossime generazioni hanno richiesto la possibilità di valutare operazioni che consentano sconti e agevolazioni.
 
Richieste nella maggior parte dei casi snobbate, alla partenza della nuova stagione solo il Crystal Palace e l' Arsenal FC hanno adottato una politica attiva di coinvolgimento delle nuove generazioni con sconti e incentivi per i ragazzi.
 
Il Crystal Palace ha realizzato agevolazioni per i biglietti delle gare interne per i giovani supporters dai 18 ai 21 anni, Steve Browett del direttivo del club ha detto:
"Dobbiamo competere finanziariamente, ma abbiamo bisogno di essere disponibili per i nostri tifosi. Se non offriamo loro delle agevolazioni non sono in grado di permetterselo.''
 
L'altra iniziativa degna nota è quella dei Gunners che al termine della scorsa stagione hanno lanciato, con il sostegno logistico nella realizzazione dell'operazione dell'Arsenal Supporters Trust associazione di tifosi che partecipa al capitale dell' Arsenal FC con il 3%, il settore Young Guns a 10 sterline con 1000 posti disponibili per i giovani tifosi dai 12 ai 16 anni.
 
La lista dei Supporters' Trust che hanno presentato richieste per agevolazioni per i biglietti della Premier League:
 
Arsenal Supporters' Trust

Cardiff City Supporters' Trust

Chelsea Supporters' Trust

Crystal Palace Supporters' Trust

Fulham Supporters' Trust

Hull City Supporters' Club

Spirit of Shankly - Liverpool Supporters' Union

Manchester United Supporters' Trust

Swansea City Supporters' Trust

Tottenham Hotspur Supporters' Trust
 
 
Duncan Drasdo, Presidente del Manchester United Supporters' Trust, ha detto:
"Ci sono ancora genitori che riescono a portare i giovanissimi allo stadio, ma una volta che raggiungono i 18 anni non riescono ad andare da soli con i loro compagni perché non possono permetterselo.
 
"Si uccide l'atmosfera. All'Old Trafford stiamo perdendo il sostegno appassionato che viene dai sostenitori più giovani."
 

Tim Payton dell' Arsenal Supporters Trust ha riferito:

"Il calcio deve mantenere un occhio su questo tema e deve continuare a fare in modo che i fan più giovani possano continuare a venire allo stadio in modo da avere un ambiente migliore, ma anche in modo da avere un futuro per il nostro gioco."
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Ad Amsterdam dal 19 al 21 Luglio si terrà l’annuale Congresso Europeo dei Tifosi di Calcioorganizzato dalla Football Supporters Europe(FSE), la più grande organizzazione dei tifosi nel mondo, costituita da un network democratico, indipendente e rappresentativo di supporters e amanti del calcio con membri in più di 41 nazioni europee, in rappresentanza di oltre 3 milioni di tifosi.

Il congresso europeo dei tifosi di calcio, giunto alla sesta edizione quest’anno, e’ l’incontro principale per i membri e simpatizzanti del network della Football Supporters Europe, uno dei il principale interlocutore della Uefa riguardo i problemi dei tifosi e lavora con diversi enti istituzionali, quali ad esempio il consiglio d’Europa o l’Unione europea, e organismi direttivi del settore per migliorare il calcio nel suo complesso partendo dalla base, i tifosi, affrontando le tematiche più rilevanti che condizionano la realtà dei tifo in Europa.

L'evento è un occasione di incontro e di scambio di esperienze, informazioni e proposte per contribuire a migliorare il principale sport europeo dentro e fuori dal campo.

Gli argomenti oggetto di dibattito spazieranno dalla sicurezza negli stadi, all'accessibilità, ai rapporti tra club e tifosi, con particolare riferimento alla figura dello SLO(Supporters Liason Officer), al fenomeno del calcio scommesse, alla deriva del 'calcio moderno' con la crisi del modello gestionale del 'one-man business' e la sempre maggiore richiesta di dialogo dei tifosi verso i club con il crescente aumento di associazioni di tifosi indipendenti.

Nel corso di Domenica 21 inoltre si terrà il quinto Annual General Meeting dei membri della FSE. L'AGM è l’istituzione più alta, il “Parlamento’, di Football Supporters Europe (FSE). L’ AGM si tiene una volta all’anno ed insieme ai laboratori è il luogo in cui i membri decidono grazie al loro voto gli scopi, gli obbiettivi e le azioni future dell’organizzazione, approvano cambiamenti allo statuto ed eleggono i membri del Comitato per l’anno seguente.

Di seguito i principali temi che verranno affrontati nel corso dei Workshops organizzati nel corso della giornata di Sabato 20 Luglio:

 

PROPRIETA’ DEI TIFOSI IN AZIONE– IL NOSTRO GIOCO, LE NOSTRE REGOLE- organizzato in collaborazione con Supporters Direct

Solo sessione mattutina!

Membro responsabile Comitato FSE: Riccardo Bertolin, MyRoma, Italia

Dodici anni fa, lo Swansea City FC, si trovava in fondo alla piramide del calcio professionistico in Inghilterra se non sul limite di scomparire. Ora, il club gallese si è stabilito in Premier League, si è guadagnato una reputazione ed è parzialmente proprietà dei tifosi.

Durante questa sessione, i rappresentanti di Swans Trust, insieme a Supporters Direct, ci racconteranno l’incredibile storia di come hanno salvato il loro club e di come i tifosi abbiano avuto un ruolo centrale nella salvezza di molti club in Inghilterra negli ultimi anni.

Ci occuperemo inoltre del crescente numero di gruppi di tutta Europa che stanno lavorando per assicurare ai loro club di rimanere nelle mani di chi, più di tutti, li ama cioè i tifosi.

 

Tifosi di calcio, the Special Species – quando i tifosi diventano parte attiva in materia di sicurezza e legislazione

Sessione mattutina:

Partite truccate e restrizioni di viaggio

Sessione pomeridiana:

Perquisizioni corporali

Membro responsabile Comitato FSE: Linda Hadorn, FaCH, Svizzera.

In molti Paesi, i tifosi di calcio devono confrontarsi con un’ampia serie di idee repressive, leggi speciali e costrizioni. Vogliamo portare questi punti come argomento di discussione al Congresso 2013 e introdurli nel seguente tema: “Tifosi di calcio, the Special Species – quando i tifosi diventano parte attiva in materia di sicurezza e legislazione”. Il primo argomento sono le partite truccate e misure restrittive in trasferta. Vogliamo discutere i pro e i contro di queste misure, estrarre i punti importanti quali la loro attuabilità, scambiarci e condividere le nostre conoscenze.

Il secondo argomento, che verrà discusso a pomeriggio, tratterà le perquisizioni corporali. Anche li, vorremmo darvi l’opportunità di raccontare le vostre esperienze personali, parlare dei problemi riguardanti “l’accesso” ovvero le perquisizioni. Oltreciò vorremmo introdurre possibili suggerimenti in merito a questi temi. Infine vorremmo riassumere il tutto in un documento.

 

Tifosi contro il povero calcio moderno!

Sessione mattutina:

Il calcio e le battaglie dei tifosi e dei clubs nelle serie minori

Sessione pomeridiana:

I tifosi e le loro Federazioni Calcistiche perché il dialogo è positivo

Membro responsabile Comitato FSE: Martin Endemann, BAFF, Germania

Mentre tutti guardano al “grande calcio” in Germania, Inghilterra, Italia, sono stati spesso travisati i problemi di Paesi e serie minori. In numerose serie minori ( come nei Balcani, in Scozia e Benelux) una visita allo stadio è divenuta poco attraente. Cattive gestioni finanziarie, partite truccate e/o pessime condizioni degli stadi divengono conseguenze naturali e aggravano ancor più la situazione. Il risultato è che i tifosi smettono di partecipare alle partite in casa o

tendono a seguire il “grande calcio” in TV e questo va a creare maggiore scompenso allo sviluppo delle competizioni europee le serie maggiori diventano sempre più grandi, quelle minori tendono invece a peggiorare, i tifosi vengono “massacrati”, i fischi d’inizio delle partite vengono spostati ad orari fantascientifici e il tutto nel tentativo di rendere gli eventi più attrattivi. Per la prima volta, tratteremo questo argomento in uno dei nostri laboratori.

Una buona opportunità per cercare di far fronte a questi problemi, considerando le esigenze dei tifosi e la crescita generale delle infrastrutture, sarebbe un migliore dialogo con le Associazioni Calcistiche nazionali… Un dialogo che, specialmente nei Paesi minori, è ben lontano dalla perfezione. Su questo si concentrerà la seconda parte del laboratorio, condividendo esempi di successo nel dialogo tra tifosi e Associazioni Calcistiche nazionali e proponendo strategie positive per entrambe le parti.

 

Europei per i tifosi in Europa?!

Sessione mattutina:

Tifosi delle squadre nazionali- pagliacci dai volti dipinti o tifosi di calcio appassionati?

Sessione pomeridiana:

EURO 2020 – un Europeo per i tifosi in Europa?!

Membro responsabile Comitato FSE:

Paul Corkrey, FSE Fans’ Embassies, FSF Cymru, Galles

Ci sono numerosi ed organizzati tifosi delle “nazionali” in tutta Europa e per la prima volta un laboratorio EFFC si occupa di loro ampiamente con l’intento di scambiare esperienze su varie materie e discutere su come si possa intensificare la cooperazione nelle partite e nei tornei futuri.

I rappresentanti dei tifosi delle squadre nazionali europee racconteranno il loro contributo dato tramite mezzi come Fans’ Embassies, marce e così via.

Gli effetti ottenuti a EURO2012 hanno dimostrato che Fans’Embassies e misure simili organizzate dai tifosi per i tifosi hanno garantito un coinvolgimento responsabile dei tifosi locali e aiutato a rinforzare il dialogo fra strutture autoorganizzate e istituzionali nel corso del torneo.

A seguito della decisione del UEFA di ospitare EURO2020 in numerosi Paesi, sorge un’enorme sfida per tifosi ed organizzatori in particolare sui tema dell’ecologia, della sostenibilità e del coinvolgimento sociale. E’ importante fare il meglio e farlo subito, soprattutto per i tifosi. I rappresentanti di UEFA e FSE hanno discusso le preoccupazioni espresse da varie

parti della tifoseria e altre figure. A pomeriggio, verrà illustrato il lavoro fatto e i partecipanti potranno esprimere direttamente un commento al UEFA, per fare in modo che EURO2020 possa essere il più a misura di tifoso possibile.

 

INCONTRI SULLE CAMPAGNE EUROPEE DEI TIFOSI

Sessione mattutina:

Meeting della Divisione FSE Anti-Discriminazione

Membro responsabile Comitato FSE:Goran Grosman (Bijeli Andeli, Croazia) & MichalRiecansky (Tribuny Su Nasy, Slovacchia)

In mattinata la Divisione Anti-Discriminazione FSE si incontrerà per la prima volta con lo scopo di individuare potenziali membri attivi e pianificare i passi futuri per quanto riguarda campagne, coordinamento, punto di vista generale e condividere esperienze in materia di antidiscriminazione. Il laboratorio è aperto a tutti e/o a chiunque fosse interessato a prendere parte alle future attività della divisione.

Sessione pomeridiana:

Twenty is Plenty – Strategie d’azione comune nelle campagne internazionali per la vendita dei biglietti a prezzi equi”.

Membri responsabili FSE:

Tobias Westerfellhaus + Marc Quambusch, “Kein Zwanni – Fußball muss bezahlbar bleiben”, Germany

Più o meno in tutta Europa i prezzi dei biglietti stanno aumentando. Questo, come testimonia

l’Inghilterra, mette in pericolo il nostro calcio, il gioco più popolare, costringendo un intera generazione a seguirlo quasi esclusivamente dal pub, a discapito dell’atmosfera che dovrebbe venirsi a creare allo stadio. Numerosi tifosi da differenti Paesi hanno però lanciato campagne su questo tema. Questo labora-torio dovrebbe discutere sulla cooperazione fra differenti campagne e promuovere azioni internazionali, il che dovrebbe far riflettere i clubs sulle politiche da loro adottate.

 

MEETING INTERNAZIONALE SLO – Supporter Liaison Officers

Membro responsabile FSE: Stuart Dykes, Supporters Direct, England

Solo sessione pomeridiana!

Lo scopo del laboratorio è cominciare uno scambio tra gli SLO a livello europeo.

Ascolteremo gli SLO di due differenti Paesi che ci racconteranno il del modo in cui hanno approcciato al loro ruolo, i problemi presentatisi e i progressi fatti.

Parleranno inoltre delle loro esperienze nelle competizioni europee. Nella discussione seguente vorremo identificare i punti forti e deboli del progetto SLO e valutare le idee per un migliore funzionamento del sistema.

Sebbene il laboratorio sia dedicato principalmente agli SLO, sono benvenuti naturalmente anche i tifosi.

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Piccolo ma significativo passo in avanti per il The Rovers Trust, associazione di tifosi del Blackburn Rovers FC, che diventa azionista di minoranza del club a seguito della donazione ad una cifra simbolica di parte delle azioni detenute da uno degli storici shareholders del club, Stephen Halstead, che ha deciso di passare parte della sua quota al gruppo di tifosi.

La partecipazione, sebbene molto piccola, la Venky proprietaria del club detiene attualmente il 99.9954 % delle quote del club, consente però al Trust di poter accedere in via ufficiale alle assemblee e può attraverso l' accesso a dati interni alla società, disponibili solo agli azionisti,  esercitare una forma di controllo sulla gestione, essendo il club fuori dal mercato azionario regolamentato e quindi non obbligato dalla legge a rendere pubblici i bilanci.

L' ingresso con la piccola quota segue un percorso iniziato oltre un anno fa da due gruppi di tifosi del Blackburn, il Blackburn Rovers Supporters Investment Trust (BRSIT) e Blackburn Rovers Supporters Trust (BRST) che perseguivano l'obiettivo comune di acquisire il club di Ewood Park e che si sono successivamente fusi nel The Rovers Trust(qui dettagli), preoccupati dalla gestione approssimativa della società indiana Venky che controlla il club.

Il passaggio delle azioni si realizza in un periodo in cui si sono intensificati i contatti tra il gruppo di tifosi e la società, dopo oltre un anno in cui i dirigenti indiani avevano ignorato le richieste e le proteste dei tifosi per la gestione fallimentare che ha portato alla retrocessione in Championship, infatti nella scorsa settimana il Trust aveva ricevuto segnali di apertura al dialogo dalla dirigenza del club dopo che il responsabile e co-proprietario della Venky, Anuradha Desai, aveva risposto ad una lettera aperta inviata dall'associazione di tifosi aprendo spiragli di incontro(qui dettagli).

Il gruppo procede nel suo obiettivo facendo tesoro delle positive esperienze di fan ownership che si sono sviluppate negli ultimi tempi con cui l'associazione da tempo scambia informazioni e condivide esperienze, lo stesso Wayne Wild, presidente del Trust, ha indicato come modelli da seguire e da cui imparare facendo particolare riferimento alla recente vicenda del Portsmouth FC(qui dettagli) passando per il grande lavoro svolto dallo Swansea City Supporters Society Ltd(lo Swansea City Supporters' Trust) e dal FC United of Manchester.

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Pubblichiamo l'intervista rilasciata dal Coordinatore del Dipartimento Politiche Sociali e Consigliere MyROMA, Paola Accomando, alla giornalista Stefania Manservigi della testata giornalistica "Il Referendum". [LINK ALL'ARTICOLO]

[Fonte:Il Referendum] Non solo calcio giocato, non solo tifo circoscritto all’arco dei 90 minuti di una partita: l’azionariato popolare, già diffuso a livello europeo, è sbarcato anche nella Serie A del campionato di calcio italiano offrendo un nuovo modo di vivere questo sport e la passione per la propria squadra, dando voce alle esigenze e alle aspettative dei tifosi. Il primo modello di azionariato popolare nella massima serie risponde al nome di MyROMA, Supporters Trust dell’A.S. Roma, che dal 2010 ha dato il via a questo progetto raggiungendo già molti obbiettivi tra quelli prefissati.

Ma in cosa consiste l’azionariato popolare? E come può cambiare il modo di vivere il calcio in Italia?

L’abbiamo chiesto a Paola Accomando, Responsabile del Dipartimento Politiche Sociali di MyROMA.

Sul vostro sito si legge che MyROMA è il primo modello associativo di Azionariato Popolare nella serie A del campionato di calcio italiano. Ci vuole spiegare meglio in cosa consiste questo vostro progetto? Come è nata MyROMA e quali obbiettivi si prefigge? Quali sono i motivi che hanno portato  alla nascita della stessa?

MyROMA è nata il 27 maggio 2010, in un periodo sicuramente non facile per la Società. Ci siamo costituiti in associazione senza scopo di lucro per seguire e rispettare quelli che sono i requisiti europei dei “Supporters Trust”, ossia le associazioni di tifosi che, attraverso l’acquisizione di quote di capitale sociale, partecipano alla governance del Club. Tutto questo serve per coinvolgere sempre più i tifosi in quella che è una passione comune, cioè la propria squadra, la propria identità, non solo una maglia o un emblema, ma uno stile di vita.

Com’è stato il riscontro con la tifoseria della Roma? Avete ricevuto subito consensi, oppure c’è stata inizialmente un po’ di diffidenza per quello che è di fatto un progetto del tutto innovativo in Italia?

Ad essere sinceri le aspettative erano più alte. La diffidenza era molta e tutt’ora non è sempre facile superare i preconcetti. Comunque, superati i primi momenti di difficoltà, siamo arrivati oggi ad avere uno spazio settimanale in una radio locale, molti tifosi si rivolgono a noi per risolvere piccoli grandi problemi, come ad esempio quelli relativi al malfunzionamento del ticketing, oppure la lotta contro la tessera del tifoso.

L’Uefa come vede la nascita di progetti di azionariato popolare? Il fenomeno è più diffuso in Europa piuttosto che in Italia?

La UEFA vede di buon occhio i Supporters Trust. Il Presidente Michel Platini ha più volte affermato l’importanza della partecipazione dei tifosi nel calcio, sponsorizzando anche le iniziative che sono nate in Europa.
Noi siamo solo gli ultimi in ordine di tempo, i Supporters Trust sono diffusi da moltissimi anni in tutta Europa.

MyROMA ha una forte attenzione ai temi sociali, e investe molto sull’educazione e sul concetto di lealtà sportiva. Crede che progetti come questo, piuttosto che una repressione che a volte si dimostra essere fine a se stessa, potrebbero aiutare a combattere fenomeni come la violenza negli stadi o il razzismo, che macchiano l’immagine del calcio?

Senza ombra di dubbio. Il problema è proprio che in questo Paese pare sia molto più facile distruggere piuttosto che costruire. Ci siamo adagiati su una passività che fa comodo alle lobby, interessate solo a garantirsi propri tornaconto a discapito delle persone.
MyROMA opera in direzione completamente opposta, come dimostrano le recenti iniziative di solidarietà intraprese (vedi la partecipazione alla settimana FARE del 2012).
Le politiche repressive e la chiusura mentale delle Istituzioni sono ostacoli duri da abbattere: basti pensare che lo scorso ottobre abbiamo fatto richiesta al Comune di Roma per l’assegnazione di uno degli immobili confiscati alla mafia, e ad oggi non abbiamo ancora ricevuto alcun tipo di riscontro. Questo non accade in altre Nazioni: i Supporters Trust sono tutelati dalle leggi statali, che riconoscono loro un ruolo sociale importante aiutando i movimenti a crescere e diffondersi tra la gente.

Parliamo ora di progetti concreti. “Il Referendum” si occupa principalmente di diritti, e anche MyRoma nel suo ambito aiuta a dare voce a quelle che sono le esigenze dei tifosi. Abbiamo parlato recentemente dell‘iniziativa promossa dall’AS Roma grazie al sostegno di MyROMA di permettere anche ai tifosi non vedenti di seguire la partita allo stadio. Primi bilanci sull’iniziativa? Come sono stati i riscontri da parte di chi ha usufruito degli apparecchi tecnici per seguire la partita? Il progetto va migliorato oppure si è dimostrato già ben avviato?

Il progetto dell’audio descrizione è stato fortemente voluto da me e dal Presidente Walter Campanile. Il primo bilancio è sicuramente positivo: abbiamo avuto buoni riscontri per quanto riguarda l’aspetto tecnico del servizio, la Roma ha impiegato le migliori forze affinché la qualità delle trasmissioni potesse essere di alto livello.
Sicuramente ci sono degli aspetti da migliorare, in particolar modo inerenti alle modalità di racconto della partita, che necessitano di maggiori dettagli nelle parti concernenti la descrizione di ciò che succede sugli spalti.

Sempre parlando di disabili, com’è al momento la situazione per quanto riguarda l’accessibilità allo stadio Olimpico per un tifoso disabile? 

Lo stadio Olimpico ha innegabilmente delle criticità. Lo spazio per i tifosi disabili è previsto nella Tribuna Tevere, dove è presente un intero settore capace di ospitare un buon numero di carrozzine. Questo però, secondo noi, non è sinonimo di completa accessibilità; abbiamo studiato le linee guida stilate dal Center for Access to Football in Europe in collaborazione con la UEFA, dove tra le altre spicca la raccomandazione ad un’accessibilità totale della struttura, caratteristica che in questo momento purtroppo non appartiene allo stadio Olimpico.

Con il progetto di costruzione dello stadio nuovo avete già presentato alla società alcune idee per migliorarne l’accessibilità da parte dei disabili? Sul vostro sito, infatti, si legge spesso la parola “inclusione” a riguardo. A che punto è attualmente, in sostanza, questo progetto di inclusione?

Abbiamo già sottoposto le nostre idee all’A.S. Roma in merito all’accessibilità e inclusività della nuova struttura che diventerà la nostra nuova casa. Abbiamo anche richiamato l’attenzione della Società sulle linee guida citate poc’anzi. L’attenzione è stata massima e la Società ha preso in seria considerazione le nostre proposte. Attendiamo sviluppi.

Questione tessera del tifoso. La Roma per prima ha permesso ai propri tifosi di poter abbonarsi alle partite casalinghe della squadra senza sottoscrivere la tessera del tifoso. In questi giorni è stata presentata un’altra iniziativa, la card “AS Roma club away” che permetterà ai tifosi di poter seguire la squadra anche in trasferta senza essere possessori della tessera del tifoso. La Roma, per ora, è l’unica società che si è dimostrata sensibile alle esigenze dei tifosi su questo tema. MyROMA ha svolto un ruolo importante in questo?

La battaglia contro la tessera del tifoso è stata fin dalla nascita di MyROMA una delle priorità. Abbiamo fin da subito coinvolto il nostro team di avvocati, tra cui il Vice Presidente di MyROMA, Avv Lorenzo Contucci, che ha studiato nei minimi particolari le possibili soluzioni alternative, sottoponendole all’A.S. Roma. E’ stato grazie all’impegno sinergico di MyROMA ed A.S. Roma, alla caparbietà e coesione dei Tifosi se oggi possiamo abbonarci senza sottoscrivere la tessera del tifoso e, dal 4 aprile, andare in trasferta senza l’obbligo di sottoscrivere una carta di credito.
Ci teniamo a ribadire che questo è un ulteriore tassello per il ripristino del “buon senso”, ma per completare l’opera manca all’appello ancora la modifica dell’art. 9 della Legge Amato, ma per questo la A.S. Roma, che ringraziamo, non può fare più di quello che hanno già fatto. Sono sicura che MyROMA sarà in prima linea anche per questo, ovvero per l’abolizione dell’Art.9, che spetta al Parlamento.

Prossime iniziative all’orizzonte? Quali sono le esigenze più diffuse tra i tifosi, che vi vengono segnalate?

Ce ne sono tante. Stiamo organizzando degli incontri periodici ed itineranti per parlare con i tifosi, spiegare loro a quattr’occhi cosa facciamo e renderci disponibili per rispondere alle loro domande e curiosità. Martedì 26, ad esempio, saremo a Guidonia Montecelio. Inoltre sono in cantiere iniziative sociali, come il consueto appuntamento con lo Stadio Bus al derby, dove accompagneremo un gruppo di ragazzi disabili a vivere l’emozione del derby il prossimo 8 aprile.
Infine, stiamo lavorando per il Family Day, una nuova iniziativa che nasce sulla scia della Festa del Papà, da celebrare ogni anno in collaborazione con l’A.S. Roma, in concomitanza con le partite della Primavera. Il prossimo 20 aprile celebreremo il primo Family Day, con tante sorprese ed iniziative a sostegno di tutte le famiglie giallorosse.

MyROMA è nata nel 2010. Da un paio di anni la gestione dell’A.s. Roma è cambiata, passando dalla famiglia Sensi all’attuale proprietà americana. Lavorando a stretto contatto con la società, il passaggio di proprietà ha avuto conseguenze sul vostro operato? La nuova società si è dimostrata disponibile a collaborare con voi?

Il passaggio di Società ci ha coinvolto fino ad un certo punto: quanto c’è stato l’avvicendamento eravamo ancora “acerbi”, iniziavamo ad organizzare il nostro lavoro ed il rapporto con la Società era pressoché assente.
Con l’avvento della nuova proprietà abbiamo trovato dei validi interlocutori, ad oggi troviamo se non altro la disponibilità al dialogo ed al confronto.

Come mai in Italia secondo lei questo fenomeno (dell’azionariato popolare nel calcio) non riesce a prendere piede? Ci sono difficoltà a livello burocratico? O è solo un problema di mentalità?

Sicuramente un assetto normativo ad hoc farebbe comodo. In Germania ad esempio ci sono leggi ben precise, la famosa legge del 50%+1 per la quale tutti i Club devono prevedere la partecipazione di un organismo esterno costituito da tifosi, per il 50% del proprio capitale sociale.
In Italia questo non è ancora regolamentato, ma ciò non giustifica la pigrizia mentale di molte persone. MyROMA esiste come Supporters Trust, acquisisce secondo le proprie disponibilità, capitale sociale dell’A.S. Roma, ed opera a tutti gli effetti partecipando alla governance della Società. Gli altri cosa aspettano?

Il modello della Roma e di MyROMA potrebbe fare da apripista per il realizzarsi di ulteriori progetti di azionariato popolare in Serie A? Secondo lei, il mondo del calcio ne gioverebbe?

E’ il nostro grande auspicio. Alcune tifoserie ci hanno contattato per chiederci informazioni, ma le realtà sono molto diverse. I grandi club del nord sono economicamente forti ed autosufficienti, ma questo non potrà durare ancora per molto. Le regole del fair play finanziario e gli sviluppi della società moderna portano tutti in direzione dell’azionariato popolare. Auspico che possa sempre più prendere piede, per il bene dei tifosi e di tutto il calcio.

Per concludere, cosa auspica nel futuro di MyROMA per poter continuare ad esercitare al meglio il ruolo di collante tra la tifoseria e la società sportiva di interesse?

Il nostro prossimo step prevede sicuramente di ottenere un nostro rappresentante nel CdA della AS Roma per rappresentare la tifoseria ed allo stesso tempo che non sia espressione dell’azionista di maggioranza. Potremmo guardare oltre, ma sarebbe un esercizio poco utile alla causa. Pensiamo a raggiungere un obiettivo per volta.

 

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Pubblicato in Parlano di noi

Si è svolto Sabato 2 Marzo a Roma, presso il Radisson Blu Hotel, l'atteso workshop del progetto europeo ”Il cuore del gioco – La partecipazione dei supporters: una strada percorribile per il calcio”, evento che rientra nel più ampio programma sostenuto dalla Commissione Europea Improving Football Governance through Supporter Involvement and Community Ownership (Progetto europeo per migliorare il calcio coinvolgendo i tifosi nella proprietà e nella governance dei club).
L'evento ha consentito un contatto diretto tra le numerose delegazioni dei Supporters Trust italiani, azionariati popolari e le principali istituzioni del calcio italiano rappresentati nelle persone del direttore generale della Serie A Marco Brunelli, dal Presidente della Lega di Serie B Andrea Abodi e Federico Smanio responsabile dell'area marketing della Serie B.
Il dibattito ha consentito una presentazione, da parte dei principali protagonisti partner del progetto, delle realtà europee che da oltre 15 anni operano concretamente in rappresentanza di centinaia di migliaia di tifosi alle istituzioni italiane presenti ed è stata un'occasione di condivisione di esperienze positive e best practice per le rappresentanze dei gruppi si azionariati popolari e supporters trust italiani.
Alla tavola rotonda della prima parte dell'evento è seguito un dibattito con interventi delle delegazioni dei gruppi italiani.

MyROMA, nella persona del Presidente Walter Campanile, ha rivolto al Dott. Brunelli l’invito ad approfondire il discorso relativo agli orari dei match che penalizzano la tifoseria e quindi fanno registrare un calo delle presenze allo stadio e sul Carnet, promosso dall'azionariato popolare giallorosso e che ha trovato adesione da parte della AS Roma e a seguito da parte di altri , per poter tornare in trasferta anche senza tessera del tifoso.
Alleghiamo il file audio per ascoltare la risposta del Dott. Brunelli che ringraziamo ed alle cui parole, noi tifosi, vogliamo dare un colore di speranza per intraprendere quel necessario percorso verso la normalità.
 

 

Tra gli interventi registriamo anche quello di Paolo Baldieri, ex calciatore tra le altre di Roma e Lecce, oggi Socio di “Noi Lecce”, che ha evidenziato la positività del lavoro svolto sul territorio dalle associazioni ed ha invitato a proseguire nelle iniziative.

Nel pomeriggio i gruppi hanno proseguito il  workshop, nel definire i prossimi passaggi per la costituzione di una associazione nazionale, con riferimenti sia sulla forma ma sopratutto sullo spirito e sugli obiettivi comuni che questa dovrà rappresentare, e nel concordare uno sviluppo sempre più ampio di iniziative collettive e di condivisione delle best practice risultate positive a livello territoriale per poter incidere e contribuire con proposte costruttive alla ricostruzione del calcio italiano nelle relazioni con le rappresentanze nazionali.

MyROMA, attraverso il contribuito del Consigliere Giuseppe Cuscusa, lavorerà affinchè tale Associazione nazionale possa nascere al più presto seguendo i principi di democraticità, trasparenza e assenza di lucro nell’interesse unico degli appassionati al giuco del calcio.

Pubblicato in Info Trust dall'Italia

 

Ultimatum velato del governo inglese alla Football Association per le riforme necessarie a migliorare la sostenibilità economica, trasparenza e coinvolgimento dei tifosi nei processi decisionali dei club del Regno Unito.

Nel report (qui il doc in inglese) presentato il 29 Gennaio dalla Commissione Sport, Media e Cultura inglese si invita la FA ad implementare le nuove regole entro 12 mesi o sarà lo stesso governo ad occuparsene con delle nuove leggi e regolamentazioni.

Le raccomandazioni elaborate nel documento coprono un ampio raggio di problematiche emerse negli ultimi anni nel calcio inglese in particolare: la necessità di un sistema di licenze più robusto che sia strutturato per garantire la sostenibilità nel lungo periodo, maggiore trasparenza delle dirigenze e implementazione di rappresentanze dei tifosi nella proprietà dei club attraverso i Supporters Trust e altre forme organizzative, una più equa distribuzione dei proventi collettivi.

Nei dettagli della Fan-ownership la Commissione invita alla realizzazione di una regolamentazione che garantisca Relazioni Strutturate tra i supporters e i club e la creazione di un team di esperti del Governo, prima dell'inizio della prossima stagione 2013/14, che analizzino le barriere da rimuovere per incrementare la partecipazione dei tifosi al capitale dei club.

Pubblicato in Dal mondo

 

Sabato 19 Gennaio 2013 si è svolto a Bologna un importante incontro con 20, tra trust/associazioni/cooperative, con circa 40 delegati dei gruppi di Arezzo, Ancona, Cava dè Tirreni, Fano, L’aquila, Lecce, Lucca, Modena, Piacenza, Rimini, Roma, Taranto, Torino, Tortona, Vicenza, Verona e Venezia che hanno sposato i principi dei Supporters Trust.

L'incontro segue i precedenti meeting di Bologna e Rimini (Giugno 2012 e Settembre 2012) che hanno gettato le basi della collaborazione, e nell'occasione si è proseguito il lavoro preparatorio per la costituzione di un’associazione nazionale di riferimento rappresentativa dei gruppi.

La conclusione dei lavori per la costituzione di tale associazione nazionale è prevista per il primo trimestre del 2013, e il 2 Marzo a Roma si svolgerà un workshop, organizzato con la collaborazione dei vari gruppi e con il supporto di Supporters Direct Europe, che vedrà la partecipazione di esponenti qualificati della FIGC e delle Leghe del calcio professionistico (Serie A, B e Lega Pro).

L’idea di tale costituzione è scaturita dalla necessità di promuovere in ambito nazionale quelle forme di azionariato popolare che si ispirano ai principi dei Supporters Trust, e permettere ai suoi rappresentanti di essere portavoce dell’intero movimento di azionariato popolare italiano riunito sotto una stessa denominazione. Le finalità saranno la promozione della cultura ed i principi su cui si fonda l’azionariato popolare, che mira ad una partecipazione attiva ed ampia dei tifosi alla vita dei propri club di appartenenza oltre ad un sempre presente impegno sociale nelle comunità di riferimento.

MyROMA informa i propri Soci che è in via di definizione un "gruppo di lavoro MyROMA" che parteciperà ai lavori per arrivare al workshop in oggetto. Pertanto chi fosse interessato a partecipare a tale gruppo può avanzare, entro il 26 Gennaio, la propria disponibilità scrivendo una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Indichiamo i punti chiave stabiliti per la creazione del gruppo di lavoro:

1. Organizzazione dell’evento nazionale.I volontari dovrebbero contribuire all’organizzazione logistica e alla definizione dell’evento. La data è fissata in sabato 2 marzo 2013 e l’incontro si terrà a Roma. E’ stato proposto che l’evento si svolga in forma di workshop costituito da una tavola rotonda in cui le istituzioni risponderanno alle sollecitazioni propositive dei supporters in merito al ruolo e valore dei tifosi. E’ prevista la partecipazione di esponenti qualificati della FIGC e delle Leghe;

2. Toolkit/Manuale. Entro la fine di marzo sarà pubblicato un toolkit/manuale destinato ai supporters che descriva l’importanza del coinvolgimento dei tifosi, il loro ruolo attivo e fornisca suggerimenti su come costituire e gestire un’associazione/cooperativa per la partecipazione attiva dei tifosi. Servono volontari disposti a fornire commenti e suggerimenti alla bozza di toolkit.

3. Sito internet / attività di comunicazione. Servono persone capaci di costituire e gestire sito internet e in generale tecniche di comunicazione. Nel corso dell’incontro è emersa una generale condivisione verso un sito internet che sia un “portale” per tutti i gruppi, dove condividere temi/contenuti di volta in volta prodotti dalle varie associazioni/cooperative e che contribuisca a fare da “cassa di risonanza” di tali contenuti. Oltre ad essere il luogo ove reperire suggerimenti per costituire nuovi gruppi.

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